Storia del Lotto

marzo 24, 2013 | 0 Commenti

La prima estrazione di cui si ha notizia risale al 1681. L’editto che istituì la prima storica estrazione, sembra, sia stato opera di un signorotto genovese che, volendosi far burla di un suo rivale, dichiarò di voler istituire un gioco per scimmiottare la prassi consolidata che voleva, nel periodo del matrimonio, 90 giovani vergini, abbinate a numeri da 1 a 90, essere estratte in sorte per andare in spose ai soldati di ventura più valorosi.

lotto-storia del lotto

La tradizione dice che tali fanciulle, per lo più appartenenti al rango medio-basso della popolazione, ricevessero da ogni commerciante, per tutta la durata dell’anno, una sorta di “contributo” per rimpinguare la loro dote e che, al commerciante più munifico, cedessero le loro virtù, una volta andate spose.

Insomma uno “jus primae noctis” a posteriori che serviva ad ingraziarsi il mecenate e ad aprire al marito rapporti di collaborazione e di lavoro.

Alcuni storici raccontano di un immediato proliferare di tali estrazioni che, in origine, prevedevano si premi in denaro, ma anche, e soprattutto, premi in natura. Quindi coppe, vasellame, animali, armi, fecero per un certo periodo parte del montepremi.

La città che fu più pronta a “replicare” tali estrazioni fu la città di Siena, si dice grazie ad alcuni discendenti Medicei. L’estrazione di Siena, però, al contrario di quanto accadde con quella di Genova, istituì quasi subito un montepremi in solo denaro e, a completamento di quanto fatto dai confinanti regionali, cominciò a prevedere anche delle sorti superiori.

Se per l’estrazione di Genova si puntava il solo numero sorteggiato, con quella di Siena si poteva prevedere il “doppio numero” o il “triplo numero”.

Altre estrazioni di cui si ha notizie entro la fine del secolo si tennero a Modena, a Mantova, a Legnano, ad Aquileia. La cadenza con cui si svolgevano queste estrazioni era non periodica.

Alcuni scritti parlano di estrazioni che si tenevano per 3 volte all’anno nella medesima città, altri di 6 estrazioni, altri di estrazioni legate ad eventi eccezionali (quali, ad esempio, l’avvicendamento del signore della città, il festeggiamento per una vittoria in battaglia, e così via).


Solo dal 1702 si hanno notizie certe di una espansione del fenomeno e di una sua proliferazione su gran parte del territorio italiano. A macchia d’olio il fenomeno andò allargandosi su vasta scala, toccando Torino, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Crotone, fino ad arrivare in Sicilia a Messina e Catania. Ogni città regolamentava la cadenza delle estrazioni, le poste vincenti, le sorti e le combinazioni che potevano essere puntate.

Si ha notizia certa che, per un certo periodo, alle estrazioni che si tenevano in quel di Ferrara, si potesse puntare sulla sortita di più primi estratti, con poste a scalare a seconda di quanti numeri si indovinassero. Diciamo che era una specie di Super Enalotto in anticipo di quasi 300 anni !

Man mano che il gioco cominciò a prendere piede, i reggenti delle singole città cominciarono a capire che il gioco del lotto, che era apparso agli albori come una semplice idea per imbonire il popolino e mitigarne le forme di contestazione, poteva diventare un ottimo metodo per rimpinguare le casse della città.

Fu così che Napoli, per prima, applicò una tassa al montepremi, destinandone una parte ai vincitori, un’altra alle casse della città ed una terza da dedicare alla popolazione indigente. Per tal motivo il gioco cominciò a coinvolgere non solo i ceti medio-bassi ma anche la borghesia che, indirettamente, vedeva nell’estrazione un modo per fare beneficienza a basso costo.

La cadenza delle estrazioni cominciò ad avere una certa regolarità fino a quando, 7 città decisero di consorziarsi per effettuare una vera e propria estrazione in contemporanea, a scadenza settimanale. Il 7 gennaio 1871 segna, di fatto, l’avvio del “Regio Giuoco del Lotto”, gestito dal neonato stato italiano e che contemplava la estrazione sulle ruote di Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia.

Altre città continuarono, per un breve periodo, a gestire autonomamente le estrazioni. Ma la concorrenza del gioco gestito e patrocinato dallo stato era troppo forte. Si racconta di vere e proprie migrazioni di accaniti giocatori da una regione all’altra, con viaggi a cavallo di giorni e giorni, per poter partecipare alle estrazioni.

Gradualmente le città non consorziate scomparirono: solo una, la città di Bari, chiese ed ottenne di poter far parte ufficialmente del gioco e, a partire dal 2 maggio 1874, fece parte del cosi detto “tabellone unico”.

Il gioco del lotto, pertanto, continuò a svolgersi per 55 anni su 8 ruote. I premi e le sorti che era possibile puntare vennero uniformate in estratto semplice, primo estratto, doppio estratto, ambo, terno, quaterna, cinquina ed i premi regolamentati con un limite massimo riscuotibile per ciascuna posta puntata.


Gli anni d’oro delle estrazioni furono quelle che andarono dal 1920 al 1939, tanto è vero che il fascismo, per aumentare le giocate e le entrate (in previsione delle attività belliche che si preparavano), aumentò il numero delle stazioni in gioco passando dalle 8 esistenti a 10 aggiungendovi le ruote di Cagliari e Genova.

Il resto è storia dei giorni nostri. Le 10 ruote, con il loro fascino di urne, bussolotti e fanciulli per l’estrazione, hanno resistito per altri 70 anni circa. Fino ad arrivare all’undicesima ruota (la Ruota Nazionale) che fotografa il gioco esattamente per come oggi lo giochiamo. Meccanizzazione delle estrazioni compresa.

Per chi, come me, ha avuto la fortuna di poter assistere alle “vecchie estrazioni” nella sede della Intendenza di Finanza di Napoli, assieme al “popolino” ed agli “assistiti” con i loro riti scaramantici e “magici” per influenzare l’uscita dei numeri …. non può che scendere un velo di tristezza !

Category: Cabala e Metodi antichi

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